Orgosolo: tante voci che non si spengono

Orgosolo non sussurra, parla forte. E lo fa attraverso i suoi muri.

Il primo murale politico è apparso nel 1969 su Corso Repubblica per denunciare al mondo lo stato di abbandono della Sardegna.

volti dai murales di orgosolo
Da allora, non ci siamo mai fermati. Oggi i murales sono più di 250: volti, storie, lotte, memoria viva impressa sulla pietra. Qui niente è filtrato, niente è addomesticato. Come la lingua sarda, che risuona nei bar, nelle strade, nelle case.
Ma la cultura non è solo parola, è gesto, è materia. È nelle mani che impastano il pane carasau, raccontato nel Museo Casa Biancu. È nei fili di seta tessuti con pazienza al Museo del Baco da Seta, un’arte antica che ancora sfida il tempo. È negli oggetti di Sa Dommo de Sos Corraines, una casa museo che non espone cimeli, ma vite vissute. E prima ancora? Ancora più a fondo? Ci sono le domus de janas di Calavriche e Oreharva, le tombe scavate nella roccia che sussurrano storie di un’altra epoca. I nuraghi Duvilinò e Mereu, che non sono rovine, ma resistenza.

Orgosolo è fatta di segni: scritti, incisi, scolpiti. Non chiede di essere capita, chiede di essere vissuta

Basta fermarsi, aprire gli occhi, ascoltare davvero.
voci che raccontano murales orgosolo
signora di fronte a murales di orgosolo

COSA VEDERE

I VOLTI DI ORGOSOLO

A volte, uno sguardo vale più di mille parole

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