Assunta

Assunta, che quel giorno a Pratobello c'era

La memoria, a volte, è tutta in una parola. A Orgosolo quella parola è Pratobello. E basta pronunciarla perché tutto torni: le voci, la polvere, l’attesa, il coraggio. Aveva 24 anni quando nel 1969, insieme a tutto il paese, scelse di occupare il territorio comunale per opporsi all’arrivo dell’esercito. 

Lo Stato aveva annunciato l’installazione di un poligono militare in un’area di pascolo pubblico, da sempre fondamentale per la vita dei pastori. Quella che sembrava una decisione calata dall’alto scatenò una delle proteste più compatte e pacifiche della storia sarda recente. “Ci siamo mossi con il passaparola. Ma la mattina presto il paese era già vuoto, c’erano tutti, grandi e piccoli, bambini in fasce compresi.”

“Dicevano che era provvisoria, ma noi sapevamo che una volta entrati, non sarebbero più usciti” prosegue Assunta. I pastori restavano a dormire all’aperto, sul territorio, mentre le donne rientravano in paese e tornavano il giorno dopo. Tutti avevano un ruolo, anche se “le donne erano in prima fila. Come sempre. Più agitate, ma anche più rispettate, per questo gli uomini cercavano di essere ancora più calmi”.

Fu una protesta pacifica, ma determinata. I militari tentavano di contenere la protesta: “Avevano fatto una specie di cerchio, un recinto. Quando trovavano qualcuno lo portavano lì dentro, come se ci avessero già catturati. Ma il territorio era troppo vasto, la gente si era sparpagliata ovunque. Non potevano fare niente.” Alla fine, l’esercito dovette ritirarsi. “È stata una vera vittoria. Eravamo fieri, lo siamo ancora.”

Assunta parla di quel tempo con la calma di chi ha visto passare tante stagioni, ma la voce si accende quando ricorda le anziane che urlavano agli elicotteri, l’orgoglio collettivo, la consapevolezza di avere vinto insieme. “Allora si difendeva la terra perché si viveva di quella terra. Se ce l’avessero tolta, saremmo finiti nella miseria.”

Ancora oggi partecipa alle manifestazioni in tutta l’isola. “Adesso però siamo in pochi. I giovani ci sono, ma sembrano un po’ più scettici. Forse non hanno ancora capito la gravità della situazione.” Eppure, quando vede ragazzi parlare con passione in una piazza, le torna la speranza. “Sono orgogliosa di loro. Devono solo ricordarsi delle radici. Mai dimenticare le radici.”

Dopo una vita di lavoro e sette figli cresciuti, oggi Assunta fa parte di un’associazione orgolese in favore della biodiversità e coltiva un orto con semi antichi. Tiene viva una memoria concreta, fatta di terra, stagioni ed erbe che profumano di dignità e libertà.  “Abbiamo fatto anche corsi di innesto e di riconoscimento delle piante. I finocchi selvatici con le patate sono deliziosi”, dice sorridendo ma con voce ferma. Perché per lei, Orgosolo è ancora un luogo da difendere. Non per nostalgia, ma per amore.

“Questa terra ce la invidiano tutti. E se non la proteggiamo noi, chi lo farà?”