Giuseppe
Imprenditore
Giuseppe, uno dei primi volti di Orgosolo
Giuseppe accoglie tutti con un sorriso, qualche assaggio e due chiacchiere. Dietro il banco del suo food truck, risponde alle domande, racconta storie, indica una strada o un vino.
A venticinque anni ha già deciso dove vuole stare. A Orgosolo. Non perché gli mancassero alternative, ma perché qui ha trovato tutto quello che gli serve per vivere bene: un lavoro che gli piace, un paese che conosce e lo conosce, la libertà di fare le cose a modo suo.
“Non ho mai fatto esperienze fuori, a parte qualche vacanza. Non mi è mai mancato altro, ho trovato la mia realtà qui”, racconta con semplicità.

È partito da un’idea semplice, un food truck, messo in piedi quasi per gioco durante le Cortes Apertas. Gli piaceva il contatto con la gente, la chiacchiera, la curiosità reciproca. Poi ha deciso di restare. Ha lasciato le sagre, ha scelto la stabilità, ha aperto a Orgosolo. Da aprile a novembre lavora ogni giorno, orario continuato. “Non ho il giorno libero. Ma non mi manca. È diventato uno stile di vita.”
Con il tempo, Giuseppe ha imparato a riconoscere le domande negli sguardi. C’è chi vuole un consiglio, chi cerca un gusto nuovo, chi semplicemente si ferma per ascoltare. “Mi piace parlare con la gente, fare domande, sapere da dove vengono. A volte finisce che divento quasi una guida”, dice sorridendo. Con l’inglese e il francese se la cava, anche grazie alla pratica. “Non basta il senso della vendita. Bisogna saperci parlare, altrimenti si crea un muro.”
I prodotti che vende arrivano quasi tutti da Orgosolo: formaggi di famiglia, salumi, vino della cantina locale. Anche per il B&B che gestisce, preferisce spendere qualcosa in più ma lasciare i soldi in paese. “Se tutti compriamo fuori, l’economia non resta. Io sono un po’ fissato con questa cosa della filiera corta, sarà che sono all’antica.” C’è anche un’idea più politica dietro le sue scelte, un rifiuto del consumo veloce, delle scorciatoie. “Magari trovo qualcosa a meno altrove, ma preferisco prenderlo qui.”
Il paese, visto da lui, è più vivo di quanto si dica. E non lo dice per campanilismo, lo vede nei turisti che arrivano ogni giorno, negli amici che sono tornati dopo essere andati via, nei piccoli cambiamenti che migliorano lentamente i servizi. “Il turismo ha mantenuto vivo Orgosolo. Ogni giorno c’è gente nuova, parlano di cose nuove. È un refresh continuo.”
La libertà per lui è anche quella di uscire, fare un giro in moto, partecipare alla vita del paese. “Abbiamo quasi 20.000 ettari di terreno pubblico. Se vivi dove tutto è privato, dove vai? Qui respiri.” E poi c’è il legame, quello che non si compra, il bar dove entri e trovi sempre qualcuno, il gruppo dei motociclisti, la polisportiva, la compagnia di caccia. “Se uno vuole stare bene a Orgosolo, deve partecipare. Non isolarsi. Trovare un posto nel paese, non solo viverci.”
Non sa bene cosa farà in futuro, ma una cosa è certa: resterà qui. Nella sua Orgosolo.
Nel food truck, ogni giorno, si ricrea quello che da bambino osservava nel vicoletto dove abitavano i nonni. “Loro offrivano il caffè ai turisti. E mio nonno, che era capraro, parlava con chiunque. Aveva un’apertura mentale che in altri posti non trovi.”
Giuseppe è fiero del suo paese. Non lo idealizza, ma lo conosce. Ne vede le contraddizioni, i limiti, ma anche le risorse. E se deve descriverlo a chi non lo conosce, non ha dubbi:
“Si vive bene. Qui c’è tutto. E chi pensa il contrario forse ha un’idea vecchia della Sardegna, come se fossimo rimasti indietro. Ma Orgosolo non è così. È un paese aperto, curioso e in movimento.”